Anche Google è entrata ufficialmente nel mondo della realtà aumentata.
Ecco, ora chiudete gli occhi. Pensate a ieri, quando tante personalità accademiche e poche società portavano alta la bandiera della realtà aumentata nel Mondo. Quando la locuzione augmented reality era soltanto una buzzword, usata spesso a sproposito per far drizzare le orecchie agli ascoltatori. Ora, in mezzo a questo gran disordine, in cui le poche startups decidono buono e cattivo tempo, aggiungete il colosso Google. Ma cosa succede?
Come adepti in attesa della sentenziosa profezia oracolare ci volgiamo tutti alla grande G, pregustando già la soddisfazione della nostra estrema curiosità. Quale nuova ed innovativa funzionalità abbiamo ora a disposizione? Si apre il portellone. In mezzo al vapore e alla luce intensa vediamo, sospeso a mezz’aria, uno smartphone basato su Android. Sul display notiamo subito una nuova applicazione, Google Goggles. Sorridiamo per il gioco di parole mentre, con un respiro profondo, Tocchiamo l’icona.
Ora, elenchiamo le funzionalità di Google Goggles:
- Ricerca visuale di prodotti (basato su Google Visual Search);
- Lettura biglietti da visita;
- Riconoscimento/Lettura barcodes;
- Realtà aumentata tramite GPS e bussola;
Ed ora alcune critiche:
- Parlando di augmented reality, Google non ci mostra niente di innovativo, anzi, sfrutta l’idea di applicazioni come Layar, YELP e Wikitude, basandola sulla sua enorme base dati;
- La ricerca visuale non è in tempo reale, e richiede delle foto. La funzionalità è davvero molto interessante, ma ancora un po’ giovane. Alcuni ragazzi del MIT hanno presentato nel febbraio 2009 un progetto sperimentale più interattivo ma con altre limitazioni, Sixth Sense, di cui probabilmente parleremo nei prossimi giorni;
- Funziona soltanto sulle versioni di Android uguali o superiori alla 1.6, quindi se abbiamo un HTC Hero, per ora dimentichiamocela;
Fonti:
Telegraph.co.uk
Mediapost.com
Examiner.com
Pcpro.co.uk
Trak.in
Theregister.co.uk
Augmentedplanet.com
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” Alcuni ragazzi del MIT”?
Si tratta del gruppo di Patty Maes gia’ citata nel famosissimo “Being Digital” di Nicholas Negroponte. Patty Maes gia’ negli anni novanta si occupava di agenti intelligenti in grado di selezionare e proporre una serie d’informazioni presumibilmente interessanti per gli utenti. Il progetto SixthSense rappresenta una evoluzione di quel filone di ricerche attraverso l’adozione di una interfaccia definita ” wearable gestural interface that augments the physical world around us”.
Molto interessante!
Luigi